Libera Università di Nuova Pedagogia
La Pedagogia: un punto di partenza per il cambiamento in atto!
Nei media e nell’attenzione dell’uomo comune, la pedagogia è un argomento, diciamo, un po’ defilato, non così attraente, non di primo piano. E già qui troviamo un primo paradosso: è come affermare che il modo in cui vengono educati i bambini, che sono il nostro futuro, sia un argomento non così attraente, un pò noioso, di sicuro non degno di attenzione. E invece… è proprio il contrario!
Facciamo un esempio facile perché attuale: come siamo pervenuti alla malleabilità che ha contraddistinto negli ultimi anni la massa piegata alle direttive di un governo tecnico incostituzionale e dittatoriale? Così, da un giorno all’altro, o invece grazie a tecniche persuasive somministrate negli anni che hanno portato questi risultati eclatanti di addormentamento generale? Coloro che sono capaci di osservare questo ‘appecoramento’ della massa erano scioccati: ma come fanno a non capire le manovre dittatoriali imposte con la tecnica della rana bollita a milioni di persone senza che queste si ribellino? Questa la domanda più frequente che si sentiva qua e là. Questi pochi, che da ora chiameremo ‘divergenti’, sono quelli che appartengono alla categoria ‘difetti di fabbrica’, coloro che per i più svariati motivi, non sono stati modellati dall’educazione del Pensiero Unico. Invece di essere snobbata, l’attenzione sulla pedagogia dovrebbe essere altissima in questo momento distopico di transizione. Perché la pedagogia non riguarda solo il modo in cui stiamo crescendo i nostri bambini, riguarda soprattutto come siamo stati cresciuti noi.Per fare un esempio pensiamo all’immagine di un neonato… immagine per alcuni idilliaca o per lo meno che ispira tenerezza a chiunque sia sano di mente. Immaginiamo poi che, giorno dopo giorno, carichiamo questo neonato di sottili catenelle (avete in mente le catenelle d’oro di dubbio gusto che si regalano ai neonati?), catene che col passare del tempo diventano sempre più grosse fino a diventare delle vere e proprie gabbie di cui non conosciamo la via di fuga. Queste catene sono i condizionamenti, quelli che riguardano sia la propria cultura di appartenenza, sia quelli relativi al proprio ambiente sociale e, ancora più in piccolo, quello relativo ai due che ci hanno generato. Su questi macro e micro sistemi Urie Brofenbrenner ha scritto un bellissimo libro, Il Modello ecologico, a cui vi rimando.
Famiglia, scuola, gruppo dei pari, ambiente di lavoro, amici, partners, ma anche mass media modellano la nostra mente e impieghiamo molto tempo prima di renderci conto di questo ‘modellamento’, se mai ce ne renderemo conto. Pensate solo alla parola ‘sviluppo’… se chiedo ai miei studenti alle prime armi cos’è lo sviluppo, mi dicono subito ‘crescita’. Questa è una risposta da essere ‘condizionato’ in una società che vuole a tutti costi una crescita economica, ecco come la parola sviluppo diventa sinonimo di crescita. Invece il vero significato della parola ‘sviluppo’ è ‘togliere i viluppi’, togliere i condizionamenti, quelle catenelle invisibili con le quali siamo stati avviluppati nel corso degli anni.
Di buono c’è che, se avevamo bisogno di ulteriori conferme, l’epoca nella quale stiamo vivendo ce ne sta dando una importante e cioè che la Vita in questa dimensione non è altro che una ‘narrazione’ e la qualità della narrazione determinerà la qualità della nostra stessa Vita su questo pianeta. Lo psicologo Bruner aveva analizzato un tale postulato nel suo concetto di ‘scaffolding’, l’impalcatura mentale che si costruisce nella mente del bambino grazie alle narrazioni che riceve dal e nel suo ambiente. Per cui, cosa c’è di più urgente che pensare al ‘modo’ in cui nutriamo i nostri bambini e bambine, non soltanto a livello biologico dando loro cibo sano, ma soprattutto a livello emotivo e mentale con buoni sentimenti, buoni pensieri e buone pratiche? Quello che tenta di fare la Nuova Pedagogia è proprio questo: seminare propositi, pensieri e soprattutto modelli a cui le nuove generazioni possano fare riferimento. E per fare questo NON partiamo dai bambini, ma partiamo prima di tutto dal DECONDIZIONAMENTO degli adulti. Per il semplice fatto che un adulto condizionato e inconsapevole non farà altro che trasmettere al proprio figlio l’unico modello di educazione che conosce: il suo! Quello che magari lo ha reso un essere frustrato e infelice.
Sono molte le parole chiave della Nuova Pedagogia, ma se dobbiamo scegliere tra quelle fondamentali allora scegliamo il concetto di FELICITA’. Provate a rivolgere, alle persone che conoscete o che incontrate per la prima volta la fatidica domanda: ’Ma tu sei felice?’ Vedrete sguardi allibiti, soprattutto in questo periodo… tipo: ma come ti viene in mente di farmi una domanda del genere in questo momento? Ma come ti permetti di farmi una tale domanda irrispettosa e banale? Ecco, le persone che reagiscono male a questa domanda sono la manifestazione del malessere prodotto ad arte dal Sistema nel quale viviamo. La felicità non è compresa nel pacchetto delle cose da ottenere sul pianeta. Un bambino che manifestasse ‘disgraziatamente’ una tale propensione verrebbe sicuramente etichettato come affetto da un qualche disturbo della personalità che se non preso per tempo potrebbe sviluppare pericolose patologie da tenere sotto controllo. Invece la felicità, è un barometro, una bussola… la felicità si manifesta in un essere umano quando questi è in grado di espletare la funzione per la quale è sceso sul pianeta. Quando come anime scegliamo un determinato ambiente, una certa famiglia, abbiamo ben presente il motivo per il quale scendiamo dalla dimensione diciamo ‘celeste’. Poi però, un po’ l’attrito dell’esistenza, un po’ l’ignoranza e l’addormentamento dei nostri adulti di riferimento, veniamo dissuasi dal mettere in atto le nostre passioni perché non conformi a quello che vorrebbe il Sistema. E cosa vuole il Sistema?
Immaginate il Sistema come un gigantesco ingranaggio, un meccanismo che ha bisogno di molte rotelle per funzionare. La scuola ha l’onere di forgiare tali rotelle cercando di farle il più accuratamente uguali affinché siano perfettamente intercambiabili. Ecco allora espunta dalle menti dei bambini ogni traccia di ‘creatività’, disposizione molto pericolosa per la sopravvivenza del Sistema. E se poi, nonostante un martellante processo, che inizia dalla nascita all’età adulta, non si riesce proprio ad azzerare la creatività, allora due le opzioni: o vieni inglobato alla corte e diventi un giullare asservito e ingrassato con lauti compensi, o vieni emarginato ai bordi della società al limite della sussistenza.

In queste poche righe abbiamo accennato a concetti come pensiero divergente, felicità, creatività… sono davvero tante le parole chiave della Nuova Pedagogia, troppe per essere riassunte in un’unica pagina. Ma quello che si trova al top del top è sicuramente il termine ‘decondizionarsi’. E’ ovviamente difficile per un adulto, soprattutto se laureato, sentirsi dire che deve ‘decondizionarsi’. La maggior parte di noi pensa di non essere assolutamente condizionato e viene illuso di essere libero di fare delle scelte. Fermiamoci un attimo: siamo davvero liberi di scegliere? Se si cosa? Di scegliere cosa mangiare? Conosciamo la provenienza dei nostri cibi? Siamo liberi di curarci in maniera alternativa alla sanità pubblica? Siamo liberi di scegliere modelli di vita alternativi? A quale prezzo? Siamo liberi di esprimere il nostro unico, originale, modo di pensare?
Decondizionarsi è, per chi vuole intraprendere il percorso della Nuova Pedagogia, un primo, obbligatorio step. Se non riusciamo ad uscire dallo schema mentale nel quale siamo cresciuti e che sentiamo nel profondo come fallimentare, come possiamo pensare ad un cambiamento sociale che possa partire dal basso? Invece di puntare il dito sui bambini, come oggi va di moda fare, attribuendo ai piccoli questo e quel deficit (dell’apprendimento, dell’attenzione, dell’iperattività), deficit il più delle volte inventati, che nascondono cioè l’incapacità degli adulti di avere a che fare con intelligenze certe volte superiori al normale, dovremmo guardarci allo specchio e chiederci se siamo felici, se come adulti ci sentiamo sereni e pienamente soddisfatti della nostra vita.
La Libera Università nasce seguendo il pensiero di un grande neopedagogista, Ivan Illich, il quale per primo ha manifestato la necessità di ‘descolarizzare’ l’umanità. Crediamo come lui in una formazione che duri tutta la vita, ma che possa essere scelta liberamente per passione, interesse o svago e che non contempli voti, compiti, diplomi. Per partecipare ai nostri percorsi non chiediamo titoli pregressi perché i pezzi di carta non definiscono la sapienza, la maturità o la bellezza dell’anima delle persone. Per cui, se queste parole vi risuonano, benvenuti nel luogo senza spazio e senza tempo della vostra ‘famiglia spirituale’.