La Nuova Pedagogia: cos’è e come si applica

Riuscire a spiegare la Nuova Pedagogia in poche parole è davvero un’impresa ardua, eppure spinte dalle richieste continue di spiegazioni e chiarimenti che arrivano al nostro gruppo di ricerca da quando il progetto ScuolAgire è stato fondato, abbiamo deciso di intraprendere questo periglioso quanto affascinante viaggio usando alcune parole chiavi della Nuova Pedagogia.

La prima parola che vogliamo affrontare è la parola: Agire. Parola così fondamentale che l’abbiamo inserita nel nome del progetto ScuolAgire, un percorso partito nel 2015 di ‘decondizionamento’ dedicato genitori e educatori che vogliono uscire dal recinto dell’educazione tradizionale. In un’epoca in cui siamo tutti stati opportunamente educati per decine di anni a ‘delegare’ ad altri le scelte fondamentali della nostra vita, dobbiamo riappropriarci di molte qualità umane che sono state anestetizzate in questi nostri tempi di transizione. Imparare ad Agire, che non vuol dire Re-Agire in maniera meccanica e inconsapevole, nelle varie situazioni che ci si presentano nella quotidianità, presuppone, al contrario, un certo lavoro sulla Presenza, sull’essere capaci di stare nel qui ed ora, requisito essenziale per fare delle scelte consapevoli e non delegare qualcun altro a farle per noi (il più delle volte contro i nostri stessi interessi). È quindi fondamentale, per approcciare il sentiero della Nuova Pedagogia, partire da un lavoro su se stessi, un lavoro che ci permetta di decondizionarci per non passare tali condizionamenti che ci vengono dall’educazione dei nostri genitori, dalla scuola, dai media ai nostri bambini. Il lavoro di Decondizionamento presuppone quindi la possibilità di riprendere in mano le redini della nostra vita, di diventare sovrani del nostro ‘territorio’ (corpo/mente/anima) e di imparare ad essere pienamente responsabili delle nostre scelte. Solo così saremo capaci di crescere bambini liberi. Liberi di scegliere a loro volta cosa vogliono fare, quali strade prendere per portare in manifestazione la missione animica, missione che abbiamo tutti nel momento della ‘discesa’ in questa dimensione, ma che raramente ricordiamo. Quindi anche la parola Libertà è molto inerente alla Nuova Pedagogia. La Libertà di sviluppare il proprio Talento, o anche più talenti, che altro non sono che i progetti per i quali abbiamo deciso di venire su questo pianeta. E come si fa a capire qual è il nostro progetto animico? Nel momento in cui entriamo nella materia, molti di noi dimenticano, altri sentono che la vita è molto di più della noiosa routine che vivono tutti i giorni, molto simile alla ruota del criceto. Altri ancora, un po’ come il protagonista del film Matrix, sentono che c’è qualcosa nella quotidianità che non è come gli si vuol far credere sia e si ‘dannano’ a cercare quel qualcosa che neanche loro sanno come e dove cercare. Un buon operatore di Nuova Pedagogia è in grado di osservare un bambino e capire, dai suoi gesti, dalle parole, dal temperamento, quale potrebbe essere la missione di quel piccolo essere che chiede di essere aiutato ad avere gli strumenti per compiere al meglio la sua missione.

A tal proposito, uno degli strumenti più utili resta la conoscenza degli Archetipi Zodiacali, ed infatti l’Astrologia è un’altra materia fondamentale per un educatore che voglia entrare a pieno titolo nella Nuova Pedagogia. Questo perché nella Carta Natale c’è scritto in maniera molto chiara, anche se in linguaggio geometrico, il piano di volo dell’Anima incarnata.

Inutile dire che un requisito di un buon operatore è l’Umiltà, cioè la capacità di non credere di essere superiore al bambino solo perché non sa camminare, parlare o leggere… ogni Anima torna sul pianeta con un bel bagaglio nel suo Dna sottile, per cui è tutt’altro che uno sprovveduto e, chi ha orecchie per sentire e occhi per vedere, se ne accorge in breve tempo che i bambini che si stanno incarnando in questo periodo sono anime molto più evolute dei propri genitori.

 

Ma, storicamente, quando è nata la Nuova Pedagogia? Per noi di ScuolAgire vi è una data molto importante: il 1762, che è l’anno in cui venne dato alle stampe l’Emile di Rousseau.  Non che non ci siano stati altri neopedagogisti prima di quella data, ma Rousseau, influenzato dai racconti dei coloni che tornavano dalle Americhe e che raccontavano stupiti i metodi ‘naturali’ con cui venivano cresciuti i bambini dai ‘selvaggi’, diede con questo romanzo l’avvio ad un movimento di cambiamento in campo pedagogico che è ancora oggi in divenire. Infatti, Rousseau immagina che il tutore di Emilio, che gli viene affidato fino alla maggiore età, decida di far crescere l’infante in campagna, a contatto con i ritmi della Natura, lontano dalla corrotta società delle città dove, una volta adulto, il fanciullo potrà entrare con intatte capacità fisiche ed etiche che lo preservino dal marciume morale e politico del mondo dell’epoca. Vi assicuro che nulla è cambiato da allora. Studiando i neopedagogisti di solito si resta basiti come in circa trecento anni nulla sia cambiato. Il copione si ripete identico da centinaia di anni. L’apparente progresso tecnologico ci lascia nell’illusione di un ‘miglioramento’ non ben identificato che è tutt’altro che reale. Dopo Rousseau si sono susseguiti, passandosi il testimone come ad una gara di staffetta, diversi importanti personaggi che hanno dato consigli e suggerimenti che ancora oggi stentiamo a mettere in pratica.

Per entrare nel concreto e parlarvi dei nostri giorni vi sono molto errori e incomprensioni di cosa sia l’Homeschooling e di come si organizza una Scuola Parentale. Tutti questi errori sono dovuti ovviamente all’ignoranza, cioè dal fatto che si ‘ignorino’ i principi enunciati dai Neopedagogisti che hanno abbondantemente sperimentato la Nuova Pedagogia prima di noi. Ve ne enucleo solo un paio:

come organizzare una giornata di scuola a casa propria visto che abbiamo ritirato nostro figlio dalla scuola pubblica? Sappiamo di mamme che stabiliscono un orario molto preciso delle lezioni da fare con i propri bambini a casa: dalle 9 alle 10 italiano, dalle 10 alle 11 matematica, ecc… riproponendo a casa l’unico metodo educativo che conoscono: quello che hanno sperimentato quando erano bambine. Ecco perché è così importante decondizionarsi: se abbiamo ritirato il nostro bambino da una certa scuola, che senso ha riproporre a casa lo stesso modello che si è evidentemente dimostrato fallimentare? Se poi si tratta di scuole parentali, di certo non ha senso allestire un’aula con i classici Banchi. Negli anni ‘20 del Novecento un famoso ricercatore svizzero, Jean Piaget, accerta con metodo scientifico, che l’intelligenza del bambino fino agli 8 anni è ‘psicomotoria’: cioè, più il bambino si muove più, facendo esperienza, diventa intelligente. Ecco, se la scienza ha dimostrato questo ci spiegate perché ancora oggi, cento anni dopo, teniamo i bambini piccoli seduti nei banchi per minimo cinque ore al giorno? Lamentandoci poi se il bambino si alza di continuo e trova ogni occasione per muoversi nel ristretto spazio dell’aula. Le maestre, di solito, agiscono punendo (e traumatizzando il più delle volte) quel bambino che è ‘colpevole’ di volersi muovere. Queste maestre sanno di commettere un ‘crimine’ contro l’umanità? No, molte di loro non lo sanno… sono state educate così e l’Università gli conferma che è questo il modo in cui si lavora con i bambini a scuola. Nulla più. E loro, in maniera inconsapevole, solo perché gli è stato detto da un’autorità ‘superiore’ al loro status, ripropongono quel modello senza porsi minimamente il problema se sia giusto o sbagliato. Se è umano o disumano. È anche questo il motivo per il quale non accogliamo nelle nostre scuole parentali insegnanti che hanno una laurea canonica se prima non fanno un percorso di decondizionamento. E vogliamo porre l’attenzione sul numero dei bambini presenti in classe: nelle scuole pubbliche si arriva fino a 30 bambini. Una vera e propria follia: come può una sola insegnante seguire in maniera adeguata così tante anime? Secondo i principi delle Nuova Pedagogia consigliamo non più di otto bambini ad operatore, perché ogni bambino ha diritto ad essere ascoltato e ad avere un progetto individuale, capace di tirare fuori e nutrire il proprio unico talento.

Altre parole chiave della Nuova Pedagogia sono senz’altro il Gioco Libero e la Spiritualità. Con il gioco libero il bambino esprime i suoi talenti, impara la socialità, studia ciò che lo circonda e che riproduce giocando, in modo da interiorizzare le regole e i costumi sociali. Per quanto riguarda la Spiritualità, beh non esiste Nuova Pedagogia se non si esercita una qualche disciplina olistica con i bambini: Yoga, meditazione, ascoltare il vento, abbracciare gli alberi, imparare a percepire il Pianeta Terra come un Essere Vivente, ecc… Aiutare i bambini ad entrare in connessione con ciò che ci circonda (non si può qualificare una scuola senza uno spazio all’aperto come scuola di Nuova Pedagogia), imparando il senso del ritmo, dell’alternarsi del giorno e della notte, del ciclo delle stagioni che altro non sono che metafore di morte e rinascita, l’alternarsi di momenti di semina e di raccolta che corrispondono ai Solstizi e agli Equinozi, tutti concetti ‘naturali’ che creano quell’Alchimia interiore che rende la vita su questo pianeta degna di essere vissuta.

Nelle scuole tradizionali invece, si applica a tutti i bambini lo stesso programma scolastico non tenendo conto che già negli anni ‘70 del Novecento, uno psicologo americano, Howard Gardner, parla di Intelligenze Multiple. Eh già! Come dire: chi sale sull’albero più velocemente? La scimmia o il pesce? Chi nuota più velocemente: la scimmia o il pesce? Le ricerche di Gardner provano che non esiste un solo tipo di intelligenza, ma che ne esistono molteplici, tutte ugualmente valide, solo che i test scolastici sono tarati su un unico tipo: quello logico-matematico, per cui se non hai quel tipo di intelligenza cominciano a fioccare etichette di tutti i tipi, inventate a beneficio di un sistema che cerca di avere ‘rotelline’ tutte uguali da inserire nei propri ingranaggi. E come mai viene richiesto un solo tipo di intelligenza? È semplice: la creazione della scuola pubblica statale nasce dall’esigenza della crescente richiesta del mondo industriale di avere impiegati capaci di leggere e scrivere, capaci di stare per ore seduti ad una scrivania o davanti ad un banco di lavoro. Questo è tutto. Bandito ogni tipo di creatività, anzi, puniti i creativi che spesso vengono reputati solo ‘difetti di fabbrica’. Invece per la Nuova Pedagogia la Creatività è un talento naturale dell’essere umano che va nutrito in ogni modo possibile, perché un bambino creativo, lasciato libero di esercitare la propria creatività, sarà un adulto capace di avere duecento risposte ad un problema. E per esercitare la creatività niente di meglio dell’Arte. Nelle scuole di Nuova Pedagogia l’Arte è quindi all’apice della gerarchia delle materie, ben prima di italiano o matematica. Come un bene è imparare ad allenare la propria Volontà, un talento che ha solo l’essere umano, dice il nostro psicopedagogista di riferimento, Roberto Assagioli.

La verità è che un bambino creativo, capace di attuare un atto di volontà, fa paura. Paura ad un sistema che ci vuole omologati ed incapaci di pensiero critico. Diciamolo: la Nuova Pedagogia è un atto politico, e non intendiamo quella politica che viene incarnata dalle istituzioni che amministrano gli Stati… no, intendiamo quello che è il vero significato di Politica: quello di fare in modo di avere il massimo benessere comune. E, lo abbiamo scoperto studiando le vite dei neopedagogisti che ci hanno preceduti: molti di loro sono stati perseguitati, imprigionati, uccisi. E questo spiega anche come mai principi enucleati centinaia di anni fa stentano ancora oggi ad essere messi in atto!!! La Nuova Pedagogia si appoggia quindi ad un nuovo paradigma di Vita, una nuova modalità, un nuovo approccio mentale che avrà indiscutibilmente un impatto sociale che, come il protagonista del bellissimo libro di Jean Giono, L’Uomo che piantava gli Alberi, siamo tenuti a concretizzare oggi, tutti insieme, in un bel lavoro di gruppo, di un’Umanità consapevole di vivere con uno scopo più alto del famigerato ‘produci e consuma’.

Siamo molto grati ai ‘guerrieri di luce’ che ci hanno preceduti mettendo i semi di quello che nel nostro tempo sta naturalmente sbocciando, siamo grati ai Pionieri della Nuova Pedagogia che ci hanno lasciato un patrimonio inestimabile di tecniche e precetti da attuare oggi che stiamo entrando nell’Era dell’Aquario. Siamo orgogliosi di essere adesso noi sulle barricate a proteggere i nostri bambini ed i nostri allievi, a far sì che il sistema non li condizioni a perpetuare uno status quo ormai obsoleto ed in declino.

Se dovessimo dire in una parola che cos’è la Nuova Pedagogia diremmo che è la Pedagogia dell’Amore, di quella forza che caratterizza il nostro Sistema Solare, quel magnetismo che, a dirla come Dante Alighieri (un famoso neopedagogista antelitteram), muove il Sole e le altre Stelle…

(Continua a leggere su ‘Il Manuale della Nuova Pedagogia’, ed. Libera Università di Nuova Pedagogia, 2024 )

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